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mercoledì, 25 giugno 2008
MAGISTRATI O BIZANTINI LEGULEI?

Non servono le sparate di Berlusconi contro la magistratura.
Non servono perchè la situazione è evidente senza bisogno di esasperarne i toni: che il nostro potere giudiziario sia costruito più da bizantini legulei che da pratici e pragmatici del diritto e che lo stesso tenda, in alcune circostanze, ad allargarsi oltre i confini dello spazio che gli è suo proprio è acclarato.
Non si spiegherebbe diversamente la situazione processuale italiana in cui, per avere giustizia, ci vogliono anni e ci vogliono anni anche semplicemente affinchè un magistrato qualsiasi si decida a redigere una sentenza di una decina di pagine.
Per tacere di altri magistrati, quelli malati di protagonismo che sono prontissimi a buttarsi a capofitto in qualsiasi indagine che coinvolga un qualche personaggio v.i.p. solo, suppongo io, per il "gusto" di apparire in televisione e diventare famoso.
Per tacere, ancora, di altri ulteriori magistrati che, commettendo errori banali, finiscono per imprigionare poveri innocenti, fino a 10 anni di carcere, fino al suicidio in gattabuia per vergogna e incapacità di sostenere la situazione, per arrivare a rifiutare addirittura il colloquio con il reo confesso e rimandarlo al giorno dopo.
Mi immagino la grandissima faccia di tolla che devono avere questi uomini di legge per restare impassibili mentre l'omicida confessa tutti i reati commessi e l'appendiabito in ferro che devono tenere dentro l'armadio  della loro camera da letto per appenderci la coscienza e lasciarla a casa, per evitare il rischio di macchiarla.
Così, volendo guardare, in mezzo a questo disastro, a questi poveri mestieranti del diritto che sono capaci di gonfiare il petto ad ogni apertura di anno giudiziario per mostrare le loro stole di ermellino, trovo veramente risibile la discussione sul colore politico dei magistrati.
Andrebbe più seriamente presa in considerazione l'ipotesi del loro licenziamento in tronco ogni qualvolta commettano errori così tanto pacchiani e asineschi che, dovessero tornare alla facoltà di giurisprudenza, probabilmente ripeterebbero ogni esame 20 volte prima di comprendere cosa sia il diritto.

Postato da: pigio00 a 17:05 | link | commenti (2)
politica, giustizia, attualità, società

martedì, 24 giugno 2008
LIPPI: E' TUTTO PRONTO

I giornali, i giornalisti, le trasmissioni sportive, gli opinionisti, gli addetti ai lavori, sembrano proprio sicuri e non fanno altro che ripeterlo come un mantra:

è già tutto pronto per il ritorno di Lippi sulla panchina della nazionale...


Postato da: pigio00 a 13:56 | link | commenti (3)
sport, televisione, stampa, attualità, società, tempolibero

lunedì, 23 giugno 2008
LA SF....ORTUNA DI DONADONI

A quasi 24 ore dalla partita con la Spagna, dopo averne sentite di tutti i colori, dopo aver letto tutto e il contrario di tutto, io la "butto" sul ridere, o quasi.
Per vincere, è fuori di dubbio, sono necessarie 3 C : la Classe - senza la quale non si può sperare di potersi cavare dagli impacci -, la Competenza - conoscenza necessaria in ogni campo per giungere al successo - e ultimo, ma non ultimo, il Culo!
Sì sì, proprio quello: il fondoschiena, il deretano, la fortuna, la dea bendata, i santi in paradiso... comunque lo vogliate chiamare, senza culo non si va da nessuna parte.
Perchè va bene che contro la Romania Buffon ha parato il rigore che poteva mandarci a casa anzitempo; va bene che contro la Francia De Rossi ha trovato la complicità di Henry su un calcio di punizione per chiudere la partita; va bene che anche ieri sera il palo ha evitato che la palla ruzzolasse lemme lemme dentro la porta dopo una parata un po' difettosa del nostro portiere, ma è altrettanto vero che - pronti via - e Cannavaro si è rotto la caviglia; tutti in campo e subito a soffrire come cani contro olandesi inferociti che correvano da tutte le parti del campo (salvo poi osservare la fine che hanno fatto...); attaccante sicuro uno che ha segnato una caterva di gol per tutta la stagione e che anche a farlo giocare bendato e legato farebbe gol ugualmente e che, d'improvviso, si trasforma in un brocco neanche buono per le sfide tra scapoli e ammogliati del mercoledì sera...
Alla fine mi persuado che l'eliminazione ai rigori non poteva che essere la degna conclusione della sua avventura da commissario tecnico della nazionale: a Italia '90 il buon Donadoni guardò l'Argentina andare in finale; nel 1994 credo abbia usato il telescopio per osservare il pallone di Baggio andare in orbita e ieri sera - deve aver pensato - non era davanti a niente di nuovo e tanto eclatante: la sua solita sfortuna.
Tutta un'altra musica rispetto a Marcello Lippi, uno che - beato beato - su calci di rigore ha costruito la sua fortuna nell'estate del 2006: prima ha mandato a casa - all'ultimo respiro del tempo regolamentare - gli Australiani che già meditavano di farci lo scherzetto negli ottavi di finale del Campionato del Mondo; poi ha evitato i calci di rigore per due minuti due, sprofondando i tedeschi padroni di casa in una tristezza senza fine; e, infine, quando proprio proprio non ha potuto evitarli questi benedetti rigori, si è preso persino il lusso di mandare a tirare per ultimo un terzino, tale Fabio Grosso, semplicemente per il fatto che il nostro si era rivelato l'uomo dell'ultimo istante, un Cesarini del calcio moderno.
Ecco perchè, nel tempo libero, Donadoni gioca a golf: può spaccare le mazze in santa pace quando la pallina si rifiuta di entrare in buca...

Postato da: pigio00 a 19:46 | link | commenti
sport, televisione, stampa, attualità, società, tempolibero

martedì, 15 aprile 2008
UN PO' PIU' POVERI SENZA BERTINOTTI

Alla prossima legislatura Bertinotti mancherà. No, non sono nostalgico nè tantomeno comunista, eppure sono proprio convinto che il Parlamento abbia perso una pedina importante.
Non fraintendiamoci: non parlo della sinistra tutta, parlo della persona, dell'uomo Bertinotti e della sua brillante capacità di analisi. Lui mancherà alla vita parlamentare.
Ribadisco, certamente, che non mi appartengono i concetti politici che esprime, legati ad una sinistra che non ho mai provato sulla mia pelle e che mi sa di stantia, ammuffita, passata, ma il modo di argomentare e di ragionare di qualsiasi cosa, l'attenzione critica per tutte le situazioni, quella è una dote di cui non potrà avvalersi la politica attiva dei prossimi anni e che, al contrario, negli ultimi anni è sempre apparsa lucida - a volte illuminante - per analizzare cause ed effetti.
Anche in queste ultime 24 ore la superiorità intellettuale dell'uomo Fausto si è fatta sentire: mentre tutta l'altra sinistra - Partito Democratico e non - ha cercato di medicare le ferite ributtando già la pallina nel campo avversario e sostenendo ovunque che Berlusconi non riuscirà a governare con Bossi - che è anche un'osservazione legittima se non diviene ripetitiva e si trasforma quasi in un mantra da ripetere allo sfinimento per lenire il proprio dolore - lui si è presentato ad ammettere la disastrosa sconfitta del post-comunismo italiano e ci ha messo in prima persona la faccia, dimettendosi e, ancora una volta, sfornando una prima analisi a caldo dei motivi e delle conseguenze di questa sconfitta senza  troppo preoccuparsi di cosa faranno o non faranno tutti gli altri.
Nessuno come lui, in queste prime 24 ore, mi pare, ha compreso quando è il tempo di fare bilanci in casa propria e quando sarà il tempo per le critiche in casa altrui.
Questo suo modo di fare politica, pur formata da idee lontane e discutibili, è istruttivo. Gli altri, invece, hanno già iniziato a parlarsi addosso quasi come allegre comari di Windsor.


Postato da: Seigradi a 09:13 | link | commenti (3)
politica, televisione, elezioni, stampa, attualità, società

lunedì, 14 aprile 2008
BERLUSCONI E VELTRONI: LA VIA DI CRAXI

Quando leggerete queste righe, se mai le leggerete, avrete già votato esprimendo la vostra preferenza per il candidato a Voi più congeniale o, turandovi il naso per l'ennesima volta, scegliendo il meno peggio.
Quello che segue non è più in mano nostra: chi vincera anzitutto?
C'è da augurarsi nessuno!
Cosa succederà allora?
C'è da augurarsi che nè Veltroni nè Berlusconi vogliano rimanere prigionieri della costellazione di piccoli partitini che sembrano gli anelli di Saturno e che, quindi, imbocchino la strada obbligata: collaborare.
Cosa potrebbe significare?
Io credo che questi due partiti potrebbero trovare la stessa via di intesa che per quarantanni fu di Dc e Psi: la collaborazione e la mediazione delle rispettive vedute per evitare di lasciare l'Italia in mano ad altri, altri che allora si chiamavano comunisti e che oggi invece si chiamano "interessi di pochi", interessi di partiti microscopici.
Collaboreranno Veltroni e Berlusconi?
Silvio, per una volta, dovrà essere capace di mettere da parte il suo grande ego e comprendere che potrebbe entrare nella storia di questo Paese mostrandosi capace di fare politicamente quello che fu capace di fare il suo illustre amico: Bettino Craxi.
Dall'altre parte Veltroni dovrà superare le diffidenze che tutto il suo entourage e tutti i partiti della sinistra nutrono nei confronti del cavaliere e dovrà dimostrarsi davvero in grado di guidare un grande partito moderno come il Pd si propone di essere.
Anche lui, a suo modo, dovrà essere capace di fare il Craxi che guidò i socialisti a dispetto di tutte le fronde e le correnti interne che avrebbero voluto abbatterlo.
Ecco, dunque, che cosa auspico: il ritorno ad una politica da prima Repubblica, sì, proprio da prima Repubblica, quella che - dopo tutto - ha fatto crescere l'Italia per quarant'anni prima di corrompersi irrimediabilmente nel sistema delle tangenti.

Postato da: Seigradi a 12:37 | link | commenti (3)
politica, elezioni, attualità, società

venerdì, 11 aprile 2008
BERLUSCONI E MORETTI: COSE GIA' VISTE

Questa mattina avevo l'intenzione di scrivere solamente di Berlusconi e del suo show "comico" - almeno quello visto nei primi minuti di Porta a Porta, che ho stoicamente seguito io prima di avere la nausea - ma mi sono ritrovato per le mani le parole di un altro comico (anche quando fa finta di essere impegnato) che mi hanno suscitato questo post.

Mi sforzo, però, di andare con ordine: il Silvio dei primi minuti da Vespa sembrava Beppe Grillo camuffato. Avreste dovuto vederlo: lazi e frizzi, scherzi e battute in mezzo a cose decisamente più serie. Che la strategia finale sia "conquistiamo gli indecisi facendoli ridere"?

No, decisamente no. Dobbiamo, invece, guardare oltre e provare ad immagino che il suo sorriso e il suo gigioneggiare sia consequenziale a quella sfilza di capelli neri scuri che gli sono miracolosamente cresciuti sulla testa negli ultimi tempi. Ci avete fatto caso? Io mi chiedo se a 72 anni i capelli non dovrebbero essere ormai pochi e bianchi. Cosa non si farebbe, allora, per cercare di apparire giovani? Per cercare di vendere la propria immagine come quella di una persona nuova, piena di forze, con idee nuove?

Eppure, se si sta attenti, se si supera quel Berlusconi affabulatore che - bisogna ammetterlo - è in grado anche di affascinare,  non ci resta che il Silvio politico, sempre uguale a sè stesso, oggi come 7 anni fa, oggi come nel 1994, immutabile nella sua idea che l'Italia non sia altro che un'impresa, un po' più grande certo di quelle normali, ma pur sempre un'impresa da gestire con i canoni dell'imprenditoria classica. Niente, in questi anni, si è dimostrato così falso come questo concetto: anche solo per il fatto che non è un imprenditore a decidere, ma un apparato statale lento, farraginoso, sommerso dalla burocrazia.

Sotto la stessa luce mi spiego anche gli attacchi alla sinistra, reiterati in questi ultimi giorni di campagna elettorale: è come la pubblicità. Veltroni è il prodotto della concorrenza e benchè quel prodotto - per forza di cose - è simile, se non uguale, al proprio, è necessaria una campagna denigratoria per farlo apparire scadente, di qualità inferiore, non degno di essere scelto.

Purtroppo, però, questa non è televisione, non è Fininvest e non c'è nessuna Pubblitalia: la politica ha altre regole, altri ritmi, altre strategie e persino altri trucchetti e furbizie.

Davanti a queste riflessioni sul cavaliere, mi è apparsa stamattina (dal sito www.repubblica.it) l'immagine di Nanni Moretti che non ha resistito dal dire la sua.
Mi chiedo, però, se Walter Veltroni abbia davvero ancora bisogno di tutto questo carrozzone di intellettuali e notabili vari della sinistra che gli reggano la "sedia gestatoria".
Io dico di no. Nanni Moretti, forse, non ha compreso che l'antiberlusconismo è passato, si è dimostrato un collante di qualità scadente per la sinistra, buono solo per vincere le elezioni, incapace poi ti tenere insieme tutti quando si è trattato di governare.
Se c'è una cosa che, bisogna ammetterlo, Veltroni ha capito bene e che in questa campagna elettorale ha perseguito con attenzione, è stata quella di concentrarsi sul suo programma, sulle sue idee, sulle sue proposte, lasciando perdere l'avversario e limitandosi a poche e controllate frecciate.

Così, alla fine del discorso, cosa ci resta?
Di certo la convinzione che chi fa cinema e chi fa televisione (!) dovrebbe interessarsi di fare bene il proprio lavoro, non mettere il becco in questioni che proprio non gli competono.

Postato da: Seigradi a 10:13 | link | commenti (2)
politica, televisione, elezioni, stampa, attualità, società

mercoledì, 09 aprile 2008
IL FUOCO DI OLIMPIA

Osservo, in questi giorni, la protesta - ormai planetaria - per il trattamento che la Cina ha riservato negli ultimi tempi al Tibet.
Mi domando se sia davvero giusto attaccare a più riprese i tedofori che stanno portando per il mondo la fiaccola olimpica, se sia davvero corretto parlare di "boicottaggio" delle Olimpiadi stesse e se presentare i 5 cerchi olimpici su di una bandiera a mo' di manette sia la soluzione ideale.
Il Tibet esiste da molto più tempo dell'Olimpiade di Pechino 2008 e le sue contraddizioni e i suoi problemi con la Cina esistono già da prima dell'accensione, con uno specchio ustorio, del fuoco di Olimpia qualche settimana fa.
Non credo neppure di sbagliarmi a prevedere che le frizioni continueranno ad esistere anche dopo che il sipario sarà calato sull'Olimpiade.
Che cosa significa tutto questo?
Che ci ricorderemo dei monaci e dell'ingiusto trattamento loro riservato dai cinesi solo fino a settembre?
Che, come tutte le cose, il mondo subito dopo volterà pagina e i manifestanti di oggi - la maggior parte dei quali agisce sicuramente "per sentito dire", perchè trascinata da amici, da ragionamenti poco ragionati - si appassioneranno a qualche altro problema?
Non negiamocelo: è sempre stato così.
Il fatto, caro lettore, è che c'è un errore di fondo in questa protesta, quell'errore di fondo che ha colto così bene anche il Dalai Lama nei giorni scorsi: non è contrapponendo un muro al "muro cinese" che si risolverà il problema.
Di più: l'Olimpiade è anzitutto una festa di sport e un diritto (sic) di tutti gli sportivi del mondo, che l'hanno sognata, che l'hanno preparata, che l'hanno sudata, di parteciparvi!
Pechino 2008 non può ridursi ad un mero interesse economico e finanziario, ad un arido bilancio di entrate e di uscite. Certo, non ignoro ci sia anche quello, non ignoro che oggi è impossibile ricreare lo spirito che mosse le prime olimpiadi e le olimpiadi dell'epoca antica, ma non possiamo permetterci, una volta di più, di spegnere il cervello e pensare che la colpa dei rapporti tra Cina e Tibet stiano in un'Olimpiade.
Altrimenti, a questo punto, ci converrebbe raccontarci che il Tibet ha ricchi giacimenti di petrolio ed attendere le evidenti conseguenze sul piano internazionale.

Postato da: Seigradi a 09:12 | link | commenti
cultura, sport, giustizia, estero, attualità, società, tempolibero

lunedì, 07 aprile 2008
5 BUONI (E PERSONALI) MOTIVI PER NON VOTARE

Caro lettore di questo blog,

visto che i principali candidati alle elezioni politiche 2008 inviano a casa lettere e depliant sui buoni motivi per accordare loro la preferenza e concedere loro la possibilità di governare questo Paese, ho deciso che sfrutterò il blog per esprimere la mia opinione: 5 buoni motivi per non andare a votare.

Ero orientato, in un primo momento, all'annullamento della scheda, quale forma di protesta per la situazione politica attuale, prima che fosse chiarito che la scheda nulla finirebbe comunque per favorire la maggioranza, qualunque essa sia.
Siccome con il mio voto non voglio favorire proprio nessuno perchè mi sembra che nessuno sia meritevole - stante le attuali condizioni - di governare l'Italia, ecco che ho preso la decisione di astenermi, di salire sul mio personalissimo Aventino, già certo, però, di non ritrovarmi lassù da solo.

Perchè non andare a votare?

Primo e più evidente motivo: le assurde e fumose regole "del gioco". Come si può avere il coraggio di far finta di nulla e andare a votare con una legge elettorale che lo stesso autore ha definito "una porcata"?
Come si può ignorare che, nel momento in cui avremo messo la X sulla scheda e l'avremo imbucata nell'apposita urna, pochissimi di noi avranno ben chiaro il meccanismo con la quale quella scheda sarà conteggiata?

Secondo: 9 candidati premier per un sistema che vorrebbe essere maggioritario! Il maggioritario, per definizione, prevede la contrapposizione di due blocchi, uno dei quali dovrebbe ottenere la maggioranza necessaria a governare il Paese.
Non riusciamo a vedere che 9 candidati premier significa che questa elezione è nominalmente maggioritaria ma evidentemente proporzionale?
Poniamoci solo una domanda: chi vincerà? Chi prenderà più voti? E non pensate Voi che il candidato Bertinotti potrà vantare la sua propria vittoria personale se raggiungerà il 5% dei voti? E Storace? Se avrà il 2% non potrà anche lui raccontarci che è un grandissimo risultato e una vittoria straordinaria date le premesse di partenza?
Abbiamo le fette di salame sugli occhi? Per l'ennesima volta ci stiamo facendo irretire dalle promesse elettorali di chicchessia?

Terzo: in un sistema "presunto" maggioritario il voto dovrebbe andare al candidato, non al partito!
Perchè, allora, non posso esprimere più il voto ad una persona, ma lo devo dare al partito di Berlusconi o a quello di Veltroni o a quello di Casini, o di Bertinotti, ecc...ecc...?
Ennesimo indizio che siamo di fronte ad un'elezione "antica", all'antico sistema proporzionale che oggi spinge per tornare in auge e che ancora ci nascondono facendoci credere che il nostro sia un sistema maggioritario.

Quarto: il sistema di voto degli italiani all'estero è quantomeno ridicolo!
Che dire del "mercato nero delle schede elettorali"? E del fatto che vengano inviate per posta ordinaria, senza controlli, senza contrassegni, senza niente di niente?
E del fatto che sono inviate anche a minorenni, ragazzini, persone che non hanno nessun diritto al voto?
Non è forse questa un'organizzazione da Repubblica delle Banane?
A cosa serve il mio voto quando ne sono già espressi altri, fuori da ogni logica e da ogni regola costituzionale?

Quinto: VOTARE E' UN DOVERE CIVICO (art. 48 Cost.)
E' ora di finirla con il terrorismo psicologico di chi addita coloro che scelgono di astenersi come traditori della Patria!
Votare è un "dovere", non un "obbligo", altrimenti la Costituzione si sarebbe certamente espressa in maniera differente.
Certo, Veltroni dice che "chi non vota non avrà poi il diritto di lamentarsi", ma io mi permetto di rispondergli che voto, o non voto, i lamenti saranno comunque alti.
Per tacere del fatto, poi, che abbiamo già votato per un referendum - chi ha la memoria corta è meglio che vada a farsi una piccola ricerca - che a larghissima maggioranza aveva avallato il sistema della preferenza per il candidato e non per il partito, con liste bloccate, come avviene oggi.
Allora vi chiedo: per noi votare è un dovere e per i politici stravolgere le nostre preferenze è atto lecito?

Statene certi: non voterò e non ottempererò neppure alla richiesta di Veltroni! Mi permetterò di criticare - come ho sempre fatto - a destra e a sinistra chiunque continuerà a pensare alla politica come ad una questione di potere personale e non come un servizio alla Repubblica.

Non voterò, in definitiva, per il bene della Repubblica!

Postato da: Seigradi a 12:15 | link | commenti (3)
politica, elezioni, attualità, società

lunedì, 10 marzo 2008
RINFRESCHIAMOCI LA MEMORIA

Rinfreschiamoci la memoria... magari con un sorso di acqua minerale, dal momento che è notizia di oggi che Berlusconi ha candidato al senato Giuseppe Ciarrapico, il re delle acque minerali, o meglio l'ex re.
Alla ricerca di svecchiamento e di persone di specchiata onestà, il Cavaliere ha pensato bene di riesumare dall'oblio un uomo di 74 anni condannato per bancarotta fraudolenta e con un passato da imprenditore piuttosto burrascoso.
Se teniamo conto che già balzò agli onori della cronaca quando venne condannato, persino, per il processo relativo al crack del Banco Ambrosiano di Calvi - occasione in cui pensò bene di evitare di risarcire i danni alle parti civili cambiando continuamente residenza - ci rendiamo conto di come ne sia passata di acqua sotto i ponti.... e persino nelle bottiglie di acqua minerale, visto che lì si finisce sempre.
Un imprenditore capace di costruire un impero che, in questi ultimi anni, è andato disgregandosi fino a conservare poche cose e che ora, pare quasi un riciclaggio, cerca l'avventura in politica.
Taccio della sua dichiarazione sul fascismo, perchè ognuno è libera di pensarla come crede, ma di certo non posso ignorare che avremo al senato l'ennesimo nonno dello Stato, furbacchione impenitente nella prima Repubblica ed editore assai discutibile nel corso della seconda.
Come si dovrà fare per votarlo? Turandosi il naso o alzando il braccio nel saluto fascista?

Postato da: Seigradi a 17:55 | link | commenti (3)
politica, elezioni, attualità, società

sabato, 08 marzo 2008
CON QUALE CUORE?

Ventisette anni, correre sulla propria automobile, travolgere e stroncare una piccola vita che il destino ti ha messo di fronte, proprio in quel punto della strada, in quel momento a quell'ora.
Guardate cosa arrivo a scrivere: può succedere! Perchè non ci pensi, perchè ti senti sicuro alla guida, perchè guidare è routine, perchè le distrazioni sono tante.
Poi un botto e il cuore che ti si ferma in petto, come ghiacciato all'istante, e l'orrore. Il cervello, che in pochi istanti, deve decidere se sei un essere umano o un animale codardo. E' lì che si annida il biasimo: nella fuga.
E' successo ieri - per chi non lo sapesse - ad Ardea, alle porte di Roma, dove una bambina di 13 anni (Batute Ouslate, di origine tunisina) è stata travolta e uccisa da un'auto pirata che non si è fermata ed è fuggita, sperando di far perdere le proprie tracce.
L'hanno ritrovata oggi, la ragazza di ventisette anni, conducente,  che si è spaventata ed è scappata.
La fuga, l'atto di codardia supremo, anche davanti alla morte di una bimba di 13 anni!
Mi è impossibile anche solo da concepire: la freddezza di innestare la marcia, di accelerare per far perdere le tracce, il pensiero di non essere stati visti da nessuno, l'arrivo a casa, il comportarsi come se nulla fosse successo, una notte di sonno (quale sonno?), le notizie al telegiornale, ai giornali. Di più: la premeditazione di nascondere l'auto incriminata nel garage a casa del fidanzato per fare in modo che non fosse trovata. Come si fa?
Con quale faccia? Con quale coraggio? Con quale cuore?
Siamo noi questa gente? Siamo così noi Italiani?
Ho orrore, profondo, di questa società civile che - ad ogni livello - rifugge dalle responsabilità sperando che basti sempre una furbata per farla franca, per fuggire la legalità, per buggerare gli altri bellamente!
Con quale coscienza?

Postato da: Seigradi a 13:00 | link | commenti (1)
giustizia, attualità, società, automobile



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